Razionalizzare l´irrazionale? La nuova mostra del Museo Ebraico di Berlino

Regina Jonas é diventata la prima donna rabbino della storia nel 1935,
anche sulla spinta della mancanza di rabbini dovuta all´acuirsi delle persecuzioni contro gli ebrei nella Germania nazista. In Italia la prima donna rabbino é stata ordinata nel 2004. Quando in Italia e in molti altri paesi donne hanno assunto per la prima volta il ruolo del rabbino é una delle tante nuove informazioni che si possono apprendere nella nuova mostra del Museo Ebraico di Berlino.
La mostra é stata aperta alla fine di agosto del 2020 dopo tre o quattro anni di chiusura.
Il Museo Ebraico di Daniel Libeskind é stato per me sempre il luogo piú eclattante della citta, un simbolo della carica innovativa dell unificazione e della caduta del muro, una lente d´ingrandimento sulla contradditorieta delle moderne societa di comunicazione di massa, una fonte di nuovi modi di vivere lo spazio… Ma lo é stato e lo é anche per chi lo visita? Credo che l´infinitá di stimoli e temi legati al Museo e il modo in cui essi vengono esposti prima di tutto dall´architettura stupisce sempre il visitatore. Il rischio peró era ed é di perdersi nell´intreccio delle tematiche e anche nella loro contradditorietá, per esempio quella tra contenuto/mostra e il contenitore/architettura o quella tra l´ebraismo come cultura, come religione o come stato di Israele. La vecchia mostra permanente offriva una miriade di spunti, stimoli e impressioni spesso molto frammentari e apparentemente non coordinati. Oppure tentava di guidare lo spettatore spiegandogli prima con la ragione quello che avrebbe dovuto sentire da solo con il proprio istinto davanti all´architettura. Ho visto visitatori che rimanevano comunque colpiti, senza peró neanche sapere bene perche. Altri che chiudevano gli occhi (spirituali) fin dall inizio e speravano che qualcuno dopo la visita avrebbe poi spiegato loro i significati del museo. E altri ancora che ne uscivano con l´idea di non tornarci piú perché tutto era troppo cerebrale e complicato.
Nella nuova mostra si fa sicuramente ordine. E nello stesso tempo si da spazio a tutta una serie di reperti (prima di tutto dipinti, foto e documenti) di cui il Museo nel 2001 in gran parte non disponeva.
Soprattutto nel sotterraneo si instaura un rapporto diverso con l´architettura. Sono state tolti tutti i nomi di luoghi che aiutavano il visitatore a capire che l´ intenzione era quella di ricordare con un asse l´ esilio e con l altro lo sterminio. Il visitatore adesso dovrebbe capirlo da solo affidandosi alle proprie sensazioni ed alle storie individuali nelle vetrine. Anche i testi di commento alle pareti sono meno invadenti, si limitano a spiegare in modo molto succinto le intenzioni di Libeskind. Anche le mappe del museo adesso sono meno invadenti, il visitatore che cerca orientamento lo trova ma deve esplicitamente cercarle. Prima erano cosí evidenti che il visitatore confuso non aveva neanche l´imbarazzo della scelta di affidarsi alle proprie sensazioni.
La mostra vera e propria inizia come sempre in cima alla scala nel secondo piano, con l´albero a cui ognuno puó appendere dei desideri . Questo albero é uno dei tanti reperti spettacolari che sono rimasti della vecchia mostra, come il notissimo “Fogliame caduto”, il tappeto di facce metalliche su cui si puó camminare, se si vuole.
Da qui si accede al primo degli spazi storici che costituiscono un filo rosso adesso molto riconoscibile e coerente sulla “Storia e presente ebraico in Germania”, che non a caso é anche il nuovo titolo della mostra. Da questo punto di vista la nuova mostra é sicuramente un miglioramento. Ogni spazio tematico riesce a dare anche a chi é digiuno di conoscenze un panorama essenziale sulle diverse fasi della vita degli ebrei in Germania, dal medievo ai giorni nostri.
I reperti non sono piu isolati ma inseriti in un tessuto didattico che permette anche a una persona inesperta un primo approccio sistematico alla storia e al presente dei complessi rapporti tra ebrei e non ebrei, tra minoranze e maggioranza, tra chi ebreo si sente e tra chi ebreo é perché quelli che gli stanno attorno gli o le danno questo ruolo. Per esempio adesso si da una definizione degli aschenaziti che prima mancava del tutto; si da il giusto rilievo anche grafico al ruolo chiave che la rivoluzione francese ha giocato in Europa rispetto all´assimilazione/integrazione degli ebrei. Molto “autoparlante” é anche il ponte metallico che il visitatore deve attraversare per entrare nell´area finale della mostra: sul corrimano ci sono numeri che documentano le diverse fasi dell´evoluzione numerica delle comunitá ebraiche dal 1945 al 2018 nei due stati a livello nazionale e nelle singole comunita.
Questo guadagno di sistematicita e di sinteticitá nella presentazione della storia e del presente degli ebrei in germania é accompagnato dalla possibilita molto frequente di approfondire decine di storie di persone. Ognuna di queste storie da modo non solo di vivere la grande storia in modo piú plastico ma puó anche far toccare spesso la complessita delle dinamiche e tutte le domande aperte a cui giocoforza una presentazione museale non puó rispondere
Anche sulla storia degli ebrei a Berlino e in Prussia viene data un´immagine piú chiara: un modello interattivo permette al visitatore di riconoscere luoghi e vicende nella citta legati alla storia degli ebrei.
La tematica di Israele e del suo indiscutibile ma difficile significato non viene assolutamente rimossa, anzi; il visitatore ha la possibilitá di confrontarsi con questa tematica anche nella sua evoluzione dal 1949 ad oggi.
Sicuramente questa maggiore sistematicita e razionalita della mostra la rende piu fruibile e piu utile anche pedagogicamente. Certo, il museo adesso ha un´atmosfera meno romantica e poetica del passato, a cui tutto sommato contribuiva anche la frammentarietá della vecchia mostra. Adesso sempre anche che si sia fatto pace con l´architettura, e anche questo per alcuni aspetti normalizza la situazione. Prima la tensione era maggiore perché viveva anche del contrasto qualche volta paradossale tra architettura, mostra e gestione museale.
A mio avviso ci sono tre complessi tematici che potrebberoi avere piú spazio.
Da una parte la mia impressione é che si dia poco spazio e solo secondario all´ebraismo in quanto religione. Gli spazi dedicati al Kaschruth, ai testi sacri e alle prescrizioni si trovano all´inizio della mostra, accanto al medioevo. Che si tratti solo delle origine da cui siamo partiti e da cui peró ci siamo molto allontanati? Sicuramente c´é un tentativo di affrontare la tematica della religione anche nello spazio degli oggetti, in cui forse si potrebbe creare una situazione/laboratorio con il visitatore in cui discutere di integralismo, fede, secolarizzazione ma anche di ritorno alla religione anche nelle famiglie degli ebrei nella diaspora. Questo forse é legato all´approccio aperto del Museo che é un museo laico e forse anche alla secolarizzazione crescente di molti visitatori. Il Museo ovviamente (anche con proprie visite guidate specifiche) permette l´approfondimento anche delle tematiche reliogiose a chi vuole farlo. Questo ruolo opzionale e secondario a me personalmente sembra limitante: a mio avviso é difficile capire la difficile posizione in cui si sono trovati e si trovano gli ebrei se non si prende in qualche misura, magari laicamente, peró comunque sul serio il fatto che il popolo ebraico ha stipulato un patto con Dio ed ha sulle proprie spalle il fardello di dover esserne testimonianza. Peró qui anche la mia ha tutta la forza e la debolezza di una interpretazione.
Dall´altra manca un riferimento esaustivo alla storia del museo stesso. Questa storia del museo é cosí travagliata e complessa (fino al presente, alle recenti dimissioni del direttore precedente) che meriterebbe un museo specifico, e da sola darebbe testimonianza di come anche dal 1988 é cambiata la societá tedesca e anche l´ebraismo.
Infine l´allestimento museale cerca di fare il piú possibile riferimento all´esterno del museo, al contesto locale e berlinese ma ovviamente puó farlo fino ad un certo punto, perché deve tener conto di gruppi che prima di tutto visitano l´interno del Museo e non il territorio circostante.
E´legittimo che nella mostra e nel museo non si faccia riferimento al fatto che a pochi passi dal museo si trovi uno dei luoghi piú importanti e stupefacenti di Berlino, il punto dove si trova il centro geografico della cittá.
Ma di questo (e del Cavaliere dimezzato e del Faust di Goethe e di Mosé e Aronne e di molti altri) potremmo parlare con i vostri ragazzi quando verrete a Berlino a visitare il museo con me. La visita esterna é la grande carta dei guides che come me si muovono in cittá. La visita guidata interna sará difficile, soprattutto perché i gruppi comprendono un massimo di 8 persone. Ma vale la pena di cercare di farla, e adesso c´é un motivo in piú, che é sicuramente la nuova mostra.

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