Caduta del Muro: passato o “Futura”?

L´anniversario di 31 anni della caduta del Muro a Berlino é caduto in una situazione interlocutoria, non solo per la pressante presenza di Corona.

Che cosa é rimasto oggi del superamento dei confini soprattutto tra gli stati e della fine delle tensioni internazionali? Che cosa é rimasto dello sperato superamento delle “vecchie” ideologie o almeno dei vecchi schemi?
Futura di Lucio Dalla é un bel reperto storico o ci puó dare ancora qualcosa?

I segni sono contradittori: l´avanzata del populismo e della nuova destra sembra subire battute d´arresto, come la non rielezione di Trump; ma l´anticomunismo anzi l´antisocialismo trumpiano continua ad essere condiviso da molte persone in America e al di fuori dell´America. E in Germania i negazionisti del Covid portano 30.000 persone in piazza a Lipsia, nelle stesse piazze del popolo della rivoluzione pacifica del 1989.
In questi 30.000 nuotano (indisturbati?) anche negazionisti di Auschwitz.
E soprattutto non si intravvedono utopie o progetti alternativi: la sinistra oscilla tra neoliberalismo e massimalismo. L´unico progetto (solo qui in Germania?) che resiste alla deriva sembra essere quello legato ad Angela Merkel. Che tra poco se ne andrá in pensione.
E al tutto si aggiungono una quantitá di altri segnali negativi: dalla persistenza o dall´aumento della violenza omicida dell´estremismo di destra ed islamico al riarmo alla sempre maggiore tendenzqa a chiudere i confini.

A prima vista si potrebbe pensare che i messaggi positivi legati alla caduta del Muro siano stati piú illusione che altro o forse anche peggio, che l´evoluzione innescata dall´89 abbia addirittura portato a un riflusso di valori che allora sembravano ovvi, come quelli necessitá della giustizia sociale (insieme alla libertá) e della positivitá della sempre maggiore attenuazione dei confini.

In realtá ci sono domande aperte che allora erano attuali e urgenti
e che lo sono ancora oggi.

Una di queste domande é quella del rapporto tra stato e cittadino: quanto puó/deve immischiarsi lo stato nella vita del singolo? quanto puó/deve aiutarsi il cittadino da solo, quanto puó/deve ognuno assumersi le propria responsabilitá ed esercitare la propria libertá? Il crollo del socialismo (reale) nell´1989, la fine del “comunismo” portó a un disimpegno e una ritirata generale da parte dello stato ed a una irruzione in ogni campo della legge della libera iniziativa individuale, del mercato e del capitalismo. Oggi é in atto una sorta di ritorno allo statalismo: sempre di piú persone si rendono conto che il libero mercato ed il capitalismo vanno piú che mai regolati, che l´intervento regolatore dello stato é tanto piú necessario di quanto lo fosse nel passato.
Ma qual´é la miscela giusta in ogni singola situazione di iniziativa regolatrice dello stato e libertá/ responsabilitá del singolo?

Si puó partire dalle esperienze della guerra fredda per discutere dell´oggi

Per esempio il diritto allo studio. Nella Germania Est di fatto il figlio di un medico o di un ingegnere avrebbe avuto moltissime difficoltá a fare l´universitá, perché lo stato voleva garantire il diritto allo studio dei figli degli operai. Nella Germania Ovest – in funzione anticomunista – nacque il sistema del Bafog, cioé di un prestito mensile senza interessi accessibile INDIPENDENTEMENTE DAL MERITO e a bassa soglia, che tutt´oggi esiste e che nel 2019 hanno ricevuto piú del 15 % degli studenti universitari tedeschi. Ció nonostante le statistiche dicono che il problema della difficoltá dell´accesso allo studio per famiglie meno abbienti é rimasto: la maggior parte delle persone che frequenta l´universitá viene da famiglie in cui i genitori hanno giá un titolo accademico. Quindi la Germania Est (e le iniquitá che provocava il suo sistema di garantire il diritto allo studio) sono finite ma il problema é rimasto.
Ma da cosa dipende l´accesso all´universitá? Quanto dipende dalle risorse economiche a disposizione dei genitori? Quanto dipende invece dal tipo di educazione che i genitori danno ai figli? O dalla volontá di ogni figlio?

Questo tema che io uso nelle mie visite guidate per cercare di spiegare quali libertá mancavano nella Germania Est permette a mio avviso di capire che parlare di guerra fredda non é parlare solo di un brutto capitolo del passato ma anche di una questione aperta del presente. Su cui ognuno puó discutere non solo di quale politica dovrebbe fare lo stato, ma anche e soprattutto di quello che puó e vuole fare il singolo cittadino.

Il rapporto tra intervento dello stato e del singolo cittadino, il modo di perseguire il benessere (nella concorrenza o nella cooperazione con altri), le conseguenze della chiusura o dell´apertura alla libera circolazione degli uomini e delle merci, il grado di rappresentativitá che ogni cittadino riconosce allo stato e all´opinione pubblica (chi é il popolo?).

Confrontarsi con la guerra fredda, il Muro e la rivoluzione silenziosa che nel 1989 ha portato alla caduta del Muro trenta anni fa vuo dire confrontarsi con queste e altre questioni, che riguardano il presente e il futuro.

Venite a Berlino anche virtualmente a discuterne con noi.

Claudio Cassetti


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